Studio UIL del Lario

Avviamenti e Cessazioni

Le differenze di Genere in ambito occupazionale

Nelle province di Como e Lecco

nei primi nove mesi 2019/2018

PRESENTAZIONE

I dati relativi all’avviamento e cessazioni al lavoro femmine dei primi 9 mesi del 2019, del sistema informativo Quadrante Lavoro di Regione Lombardia, per le province di Como e Lecco, evidenziano un saldo positivo FEMMINE:

  • Como primi 9 mesi 2019 femmine: avviamenti 24.375; cessazioni 22.127; saldo +2248, +9,2%
  • Lecco primi 9 mesi 2019 femmine: avviamenti 12.921; cessazioni 12.134; saldo +787, +6,1%;

Mentre se si guardano i dati dello stesso periodo dell’anno 2018:

  • Como primi 9 mesi 2018 femmine: avviamenti 24.227; cessazioni 22.126; saldo +2101, +8,7%;
  • Lecco primi 9 mesi 2018 femmine: avviamenti 13.108; cessazioni 12.524; saldo +584, +4,5%;

Il contributo maggiore al saldo positivo tra avviamenti e cessazione arriva dai contratti part time nei primi 9 mesi del 2019 femmine:

  • Como primi 9 mesi 2019 part time femmine: avviamenti part time 9.788; cessazioni part time 8.826; +962, +9,8%;
  • Lecco primi 9 mesi 2019 part time femmine: avviamenti part time 5.351; cessazioni part time 4.999; + 352, +6,6%.

Mentre il saldo tra avviamenti e cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo pieno nei primi nove mesi del 2019 femmine cresce del:

  • Como primi 9 mesi 2019 tempo pieno femmine: avviamenti tempo pieno 14.587; cessazioni tempo pieno 13.301; + 286, +8,8%;
  • Lecco primi 9 mesi 2019 tempo pieno femmine: avviamenti tempo pieno 570; cessazioni tempo pieno 7.135; + 435, + 5,7%.

Situazione Maschile:

  • Como primi 9 mesi 2019 maschi: avviamenti 28.529; cessazioni 25.023; saldo + 3506, 12,3%;
  • Lecco primi 9 mesi 2019 maschi: avviamenti 690; cessazioni 13.600; saldo + 1090, + 7,4%;

Mentre se si guardano i dati dello stesso periodo dell’anno 2018:

  • Como primi 9 mesi 2018 maschi: avviamenti 747; cessazioni 26.648; saldo +, 1099; +4,0%;
  • Lecco primi 9 mesi 2018 maschi: avviamenti 717; cessazioni 14.261; saldo +, 1.456; +9,3%;

Il contributo maggiore al saldo positivo tra avviamenti e cessazione per gli uomini a differenza delle donne arriva dai contratti a tempo pieno nei primi 9 mesi del 2019 maschi:

  • Como primi 9 mesi 2019 tempo pieno maschi avviamenti tempo pieno 21.804; cessazioni tempo pieno 062; + 2.742, + 12,6%;
  • Lecco primi 9 mesi 2019 tempo pieno maschi: avviamenti tempo pieno 091; cessazioni tempo pieno 11.134; + 957, + 7,9%.

Mentre il saldo tra avviamenti e cessazioni dei rapporti di lavoro a part time nei primi nove mesi del 2019 maschi cresce del:

  • Como primi 9 mesi 2019 part time maschi: avviamenti part time 725; cessazioni part time 5.961; + 764, +11,4%;
  • Lecco primi 9 mesi 2019 part time maschi: avviamenti part time 2.599; cessazioni part time 466; + 133, +5,1%.

 

Quello che è maggiormente evidente dai dati è la differenza che c’è nel rapporto percentuale tra part time e tempo pieno tra gli avviamenti tra donne e uomini. Il contratto di lavoro part time gioca un peso enorme nell’occupazione femminile:

  • Como primi 9 mesi 2019: rapporto part time/tempo pieno donne 40,16%; mentre è del 23,57% uomini;
  • Lecco primi 9 mesi 2019: rapporto part time/tempo pieno donne 41,41%; mentre è del 17,69% uomini;

Il part time viene spesso evocato come una delle forme di flessibilità utili per aiutare le donne a restare nel mercato del lavoro, soprattutto quando le stesse desiderano dedicarsi alla gestione e cura dei figli e più in generale della famiglia. Apparentemente un aiuto.

Ma il part time è una delle cause maggiori che porta al gender pay gap (differenziale salariale donna/uomo), cioè un salario medio più alto per gli uomini rispetto alle donne.  Chi lavora part time di solito fa un lavoro meno qualificato di chi lavora full time (e quindi è meno pagato).

Spesso, quindi, il part time non è una scelta ma un obbligo per le donne, ed è per questo che ci ritroviamo una massa di lavoratrici, formalmente occupate, ma in realtà intrappolate in lavori scarsamente qualificati, sotto-pagati e di poca soddisfazione e con pensioni molto basse. Pertanto, l’enorme diffusione del part time tra le donne rischia di mantenere se non addirittura aumentare le differenze economiche e sociali tra uomini e donne.

C’è bisogno di mettere in campo una serie di azioni per eliminare le disuguaglianze salariali e sociali che vivono le donne. Innanzitutto, è essenziale un cambiamento culturale nel quale si affermi la parità dei doveri e responsabilità tra uomini e donne nei lavori di cura e gestione della famiglia. Nelle famiglie non deve esserci un uomo orientato alla carriera e una donna che sacrifica la propria per permettere ciò.  

Altro elemento necessario è quello di politiche sociali ed economiche di supporto alle famiglie, come ad esempio, che esista un’offerta adeguata di posti in asilo nido rispetto alla domanda espressa dal territorio e garantire un accesso a un costo sostenibile per le famiglie.

C’è bisogno di una maggiore responsabilità sociale delle aziende verso le donne, penalizzate nei premi di risultato dalla discontinuità del rapporto di lavoro per assenze necessarie ad accudire i figli o i genitori non autosufficienti.

In conclusione, c’è tanto da fare per colmare le disuguaglianze di genere ed è un dovere morale ma anche un’opportunità per lo sviluppo del Paese.  

 

 

 

Salvatore Monteduro

Segretario Generale CST UIL del Lario

Como novembre 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elaborazione UIL, dati su fonte Quadrante del Lavoro Regione Lombardia   

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